Conoscenza e tutela del patrimonio architettonico moderno e contemporaneo: esperienze a confronto

38 Il cosiddetto fattore tempo, nello stabilire una distanza tra la realizzazione dell’opera e il provvedimento di tutela, determina un intervallo che può nuocere alla conservazione di testimonianze importanti per le generazioni future. Non dimentichiamo che l’architettura, a differenza degli altri beni culturali, è soggetta a una sempre più rapida obsolescenza funzionale, con conseguenti interventi di aggiornamento, modifica o, nei casi più radicali, distruzione. La soglia temporale dovrebbe garantire un’adeguata prospettiva storica sulla quale fondare un giudizio attendibile. Ma, dov’è presente, essa varia da un paese all’altro. Inoltre è derogabile nella maggior parte delle nazioni in cui è prevista. Un altro concetto fondamentale è l’interesse relazionale, attribuibile a un bene in riferimento a qualcosa che prescinde dalla sua materialità. Dalla Carta di Atene (1931, punto VII: «rispettare nella costruzione degli edifici il carattere e la fisionomia della città […]; prospettive particolarmente pittoresche […]; le piantagioni e le ornamentazioni vegetali, adatte a certi monumenti o gruppi di monumenti») l’oggetto della tutela storico-artistica ha fatto registrare un progressivo ampliamento d’orizzonti, traghettando il valore intrinseco del ‘monumento’ nella più ampia prospettiva del ‘sito’, inclusiva di tutte le possibili implicazioni estetiche, storiche, scientifiche e sociali. Nella seconda metà del Novecento si è registrato l’ampliamento del panorama mondiale della tutela, in particolare dopo la Carta di Burra redatta The so-called time factor, by establishing a distance between the project’s development and the protection measure, determines an interval that can harm the conservation of testimony important for future generations. We must keep in mind that architecture, unlike other cultural assets, is subject to an increasingly rapid functional obsolescence, with consequent interventions of updating, modification, or, in the more radical cases, destruction. The temporal threshold should guarantee an adequate historic perspective upon which to base a reliable judgment. But, where it is present, it varies from one country to another. Moreover, it is absolutely mandatory in most countries where it is established. Another fundamental concept is the relational interest that may be attributed to an asset in reference to something apart from its materiality. For the Athens Charter (1931, point VII: «respecting, in building construction, the character and physiognomy of the city […]; particularly picturesque perspectives […]; plantations and plant ornamentations, suited to certain monuments or groups of monuments»), the idea of historical-artistic protection recorded a progressive broadening of its horizons, bringing the intrinsic value of the ‘monument’ to the larger perspective of the ‘site’, including all the possible aesthetic, historical, scientific, and social implications. The second half of the twentieth century saw the enlargement of the global protection scenario, in particular after the Burra Charter drawn up by the Australian Icomos in 1979, which gave rise to an inclusive model for the assess the attention that various countries and continents assign to twentiethcentury architecture, and how that architecture is framed in the respective regulations. Beyond the specific differences, the overall framework has shown the importance taken on by critical judgment and historiography in a protection sector that goes beyond the object it addresses, connecting to history and to national identities, to managing and developing the territory, to the economy, and to the very idea of the contemporary in the various examined situations. Starting from the issues relating to the temporal threshold – often non-existent outside of Europe – that influences the protection of more recent architectures, we considered four other, more general issues linked to it, relating to protection, plain and simple. Among these, the so-called relational value, along with the time factor, presents a primary critical/theoretical nature. Instead, the relationship between architecture and context; the planning aspect of the protection instruments; and the graduality of the constraint show a close and reciprocal relationship and a prevalently operative character. These principles may be ascribed to certain general concepts that, in the second part of the book, serve as the sections’ titles: Memory (Time factor); Identities (Relational value); Heritages (Relationship between architecture and context); Economy (Designing protection instruments); and Conservation (Graduality of the protection measure). dalla sezione australiana di Icomos nel 1979, da cui è scaturito un modello inclusivo di tutela di beni sia culturali, sia naturali. La Carta Aotearoa della Nuova Zelanda, del 1992, seppure con minore autorevolezza in quanto circoscritta a interessi più contestualizzati, ha confermato l’attenzione sui siti territoriali e sui cosiddetti valori volatili (riti, manifestazioni religiose, etc.). Le differenze di culture e di tradizioni, riconosciute dalla Carta di Cracovia (2000) hanno moltiplicato i significati di testimonianza storica e di autenticità esprimibili, anche per i siti naturali, attraverso il valore relazionale. Infine, le ultime tre categorie: il rapporto tra architettura e contesto, l’aspetto progettuale degli strumenti di tutela e la gradualità del vincolo indicano che quest’ultima non può restare esclusa da alcuna organica programmazione territoriale, nel quadro di una economia di scelte che dovrebbe includere anche l’architettura del Novecento. Ciò significa che non dovrebbe darsi tutela senza urbanistica; e viceversa. Al contrario di quanto accade in Italia. Possiamo dire che, piuttosto che dalle lancette dell’orologio, l’interesse culturale e il destino di un’opera dipendono dallo spirito, dal gusto, dalla cultura continuamente differenti con cui essa è considerata nel tempo. Il che vale anche per l’architettura del Novecento. Ma, affinché gli strumenti di tutela possano essere parte integrante di una programmazione complessa, è necessario che, invece che esclusivamente coercitivi, siano anche orientativi e propositivi e che siano

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